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Il culto della M.d.C

 

Il Culto della Madonna della Catena in Sicilia e in particolare a Termini Imerese

 

Santa Maria Catena - PalermoNell'angolo nord orientale della piazza Marina a Palermo, tra il Cassaro morto e la Cala, vi è uno sperone di terra che, con l'altro opposto di Castellammare, formava l'ingresso dell'antico porto, così stretto da potersi chiudere con una pesante catena. Qui sorgeva, e sorge tuttora ristrutturata, la chiesa di Maria SS. detta della Catena, appunto da quella pesante catena che sbarrava l'insenatura nei momenti di maggiore pericolo di incursioni saracene o in pericolo bellico, e dai molti documenti si ricava. che essa esistesse anteriormente al 1330, conosciuta come Santa Maria del Porto.

Rocco Pirri, invece, scrive che il titolo della chiesa avrebbe la conferma da un prodigio, avvenuto secondo numerose testimonianze storiche (Alessio Marbone, Valerio Rosso, Mongitore, Inveges) il 23, o il 18 secondo altri, agosto 1392.

Regnava in quel tempo in Sicilia il Re Martino I il Giovane, d'Aragona (l391-1409), quando a Palermo tre giovani furono condannati a morte, alla decapitazione. (o all'impiccagione).

Nel pomeriggio erano già avviati verso la Piazza della Marina dove, dinanzi al palazzo dei Chiaramonte, venivano eseguite le esecuzioni capitali, quando improvvisamente si scatenò un violentissimo temporale, .vento, lampi, folgori e tali scrosci di grandine e di pioggia che costrinsero la folla dei curiosi a fuggire, mentre le guardie, carnefici e condannati si rifugiavano nella chiesetta vicina, di Santa Maria del Porto.

Ma l'uragano imperversava sempre più, il supplizio venne rimandato all'indomani, ed il breve corteo si sistemò per passarvi la notte, dopo aver fatto sgomberare le persone che c'erano. Le guardie circondarono i prigionieri, strinsero loro le catene, rafforzarono la chiusura della porta e si adagiarono come poterono. Subito dopo caddero nel sonno, mentre i tre sventurati che, a quanto pare, erano proprio innocenti, non riuscirono a prendere sonno, oppressi dalla visione differita ma non cancellata del patibolo che li attendeva. ''... la debole luce di un lumino'', narra una delle tante relazioni, ''diradava le tenebre e permetteva di scorgere sopra l'altare una immagine della Vergine che teneva il Bambino sulle ginocchia''.

I condannati portarono lo sguardo sul dolce viso dell'immagine, e cominciarono ad invocarla che si degnasse trovare il modo di far sciogliere i loro ceppi e liberarli dal supplizio. A questo punto avvenne il miracolo: le catene si spezzarono e caddero silenziosamente a terra, le porte della chiesetta si aprirono, l'uragano cessò e i tre giovani sentirono una voce proveniente dall'icona della Madonna, che diceva: ''Andatevene in libertà e non temete cosa alcuna; il Figlio che porto tra le braccia ha già accolto la vostra preghiera e vi ha concesso la vita''. I tre fuggirono, nella mattinata le guardie diedero l'allarme, li ripresero in città e volevano portarli al patibolo, secondo il programma interrotto il giorno prima.

Ma il popolo, credendo alle parole dei tre giovani che raccontavano il prodigio, chiese l'intervento del Re. Nella città si era sparsa la nuova del miracolo, molti ammalati e sofferenti accorrevano nella chiesetta, invocando la Madonna e ricevendo grazie.

Lo stesso Re Martino con la Regina Maria d'Aragona vennero a prostrarsi davanti ala sacra Immagine, nell'a1tare vi erano ancora a terra le catene, trofei del grande miracolo. Diedero ordine che i prigionieri fossero graziati e vollero subito abbellire, restaurare e ingrandire la chiesetta per farne un santuario, che da allora si chiamò di Santa Maria delle Catene.

Il nuovo tempio, opera quattrocentesca forse di Matteo Carnalivari, mise in risalto l'attuale prima cappella a destra, che fa parte de1la originaria chiesetta del 1300.

In occasione dei festeggiamenti del quinto centenario del prodigioso evento, svoltosi nei giorni l8-2l agosto 1892 a Palermo, la cappella della Madonna fu restaurata e abbellita di marmi, sui quali venne scolpita in oro l'antica scritta, che una volta era dipinta sopra l'intero murale del1a porta nord:

 

1392

Al tempo del Re Martino, tre uomini venivano, ingiustamente, condotti alla forca, venne giù fitta pioggia e grandine. L'esecutore mise al sicuro i condannati, in questa chiesetta, allora, della Vergine Maria del porto. Si fa sera.

Nella notte, (i condannati) invocano il nome di Maria: si spezzano le catene, e mentre gli altri dormono, essi si allontanano dalla chiesetta.

Il Re accertatosi della verità, li assolve dalla pena. E così le catene rendono glorioso questo tempio della Vergine.

Suggestiva è la tesi di Mons. De Gregorio sulla catena in mano a Maria: ''la catena di per se, simboleggia il legame di dipendenza verso un potente o di gratitudine verso un benefattore, o di amore verso la persona amata. Nelle mani di Maria, oltre il riferimento all'episodio dei condannati di Palermo, significa, prima di tutto, la liberazione dalla schiavitù del peccato, la libertà dei figli di Dio, donataci da Gesù con la sua incarnazione nel seno di Maria e la sua redenzione; simboleggia anche il legame della legge di Dio, riassunta da suo Figlio in quella dell'amore. Ė il vincolo della fede, della giustizia, della santità come impegno di vita''.

Dall'antico oratorio e dal santuario traggono origine nel corso dei secoli tante a1tre chiese edificate con questo titolo in vari paesi della Sicilia e dell'Italia meridionale.

festa madonna della catenaAnche tra i Termitani ben presto si diffuse, specie tra l'umile gente di mare, la devozione alla Vergine con il titolo di Maria SS. della Catena e ad essa fu dedicata una chiesetta nella parte bassa della città, successivamente demolita per la costruzione dell'attuale stazione ferroviaria.

II 25 giugno del 1866 con atto rogato presso Pietro Cosentino Notaio in Termini Imerese fu acquistato un terreno, posto a poca distanza dalla stazione e da1la spiaggia, dove venne costruita la chiesetta, rivolta verso il mare, oggi annessa al complesso conventuale dei Frati Cappuccini.

Tutta la gente di mare Termitana (pescatori, armatori, portuali ecc.) hanno sempre avuto una particolare devozione alla Madonna della Catena. I pescatori più anziani raccontano: che ogni qualvolta prendevano il largo con i pescherecci, uscendo dal porto, si fermavano nello specchio di mare davanti alla chiesetta per invocare con una preghiera la Sua protezione. Allo stesso modo al rientro, sia nel caso in cui la pesca fosse stata abbondante, sia nel contrario, si rivolgevano sempre alla Vergine per ringraziarla di essere ritornati sani e salvi alle loro famiglie.

Possa la Vergine Santa accrescere la nostra consapevolezza di essere figli di Dio, ci aiuti ad affrontare le inevitabili difficoltà della vita ci liberi dalle catene del male e ci leghi sempre più a Gesù, nostro Salvatore.

 

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